Storia di Alessandro, 30 anni

Le persone che iniziano una consulenza psicologica spesso mi dicono: “Dottoressa, mi dica tutti i suoi pensieri, anche quelli più tosti, voglio sapere cosa pensa di me” in realtà noi terapeuti sappiamo che è importante che vengano rispettati i tempi del paziente, certe riflessioni su di sé, possono essere portate dal terapeuta solo quando il timing è giusto, ovvero, quando il paziente è pronto per avere alcune consapevolezze su di sè, se non venisse rispettato questo tempo la persona non accoglierebbe la riflessione e si sentirebbe urtato in qualche modo. C’è qualcosa in noi di poco consapevole che ci fa dire ad un certo punto della terapia. “Sono pronto ad accogliere questo” e spesso non siamo neanche noi terapeuti a dirlo al paziente e lui che ci riporta la sua nuova riflessione su di sè.

Uno scambio vicendevole

Può sembrare un paradosso, lo so, perché la persona seduta di fronte a me vuole sapere, me lo sta chiedendo direttamente, ma c’è una parte di lui/lei che non vuole sapere, perché non è abituato alle critiche e perché è necessario imparare ad accettare parti di sè non sempre piacevoli. Il processo che porta ad accettare parti meno piacevoli avviene nella relazione tra terapeuta e paziente, ma anche nelle relazioni al di fuori. Ciò che il paziente apprende in terapia viene portato fuori dalla stanza di terapia e ciò che apprende fuori viene riportato all’interno, in uno scambio vicendevole.

Alessandro: Ieri ho di nuovo litigato con Antonella.

Terapeuta: Come mai?

A: Siamo tornati dal weekend insieme ed è venuta a sapere che mi sento ancora con la mia ex, mi ha detto pensaci perché questa cosa mi fa soffrire.

T: E lei cosa pensa?

A: Che non capisco perché mi dica questa cosa, non mi è piaciuto che sia stato detto in quel momento, tra l’altro questa cosa non doveva nemmeno uscire ma io che sono sincero lascio il cellulare sul tavolo, ha squillato il telefono perché era arrivato un suo messaggio.

T: Cos’è che l’ha fatta arrabbiare?

A: Il momento scelto da lei per dirmi questa cosa, poi si è chiusa in se stessa, io le ho detto dimmi cos’è successo e poi ci sono rimasto male io.

T: Il momento o quello che diceva?

A: Entrambi ( sorride) io le ho detto che mi dispiace se c’è rimasta male tra l’altro anche a me danno fastidio dei messaggi del suo ex che ogni tanto le chiede come sta e più volte gliel’ho detto.

T: Mi sembra di capire che se da parte sua c’è il pensiero e lo mette anche in atto di dire quello che sente, è poi difficile accettare le critiche dell’altra persona, mi spiego meglio se l’altra persona si arrabbia o ci rimane male lei si infastidisce, è in contraddizione perché se da una parte ha chiesto ad Antonella autenticità su quello che provava nel momento in cui lei le ha parlato lei si è infastidito, è così?

A: Sì, mi è difficile accettare qualcosa che non mi aspettavo, e poi c’è il discorso del momento, stavamo bene era il weekend.

T: Capisco, però anche qui è come se dicesse il momento per far entrare tensioni lo decido io, mentre invece qui è in una coppia.

Come si evince dalla vignetta per Alessandro non è stato semplice rielaborare il suo desiderio di comprensione dell’altro ma la difficoltà nello stare nelle riflessioni e critiche che l’latra persona portava.