Luca e Giorgia sono una coppia che ho seguito alcuni anni fa, ora sono genitori di una bimba.


Qual’è stato il vostro iter di diagnosi?

L’iter è stato molto lungo, racconta Giorgia, dopo molti accertamenti e un intervento di varicocele a Luca hanno riscontrato una azoospermia, l’impatto è stato devastante per lui e per noi, non ci si aspetta di non avere spermatozoi. Per quanto riguarda me, avevano riscontrato una riserva ovarica bassa e l’età non aiutava, quindi ci hanno indirizzato prima su una fivet con donatore maschile esterno e dopo il fallimento verso una fivet con ovodonazione.

Com’è stato il rapporto con i medici e con il centro?

Ci sono stati due centri diversi, il primo in cui abbiamo fatto la fivet a Milano era un luogo molto freddo, ricordiamo ancora i corridoi e la poca gentilezza del personale, ma la parte più brutta è stata la chiamata in cui ci dicevano che non c’erano ovuli buoni da poter trattare, quindi il momento in cui ho scoperto che oltre ad avere una riserva ovarica bassa gli ovuli non erano di buona qualità. Nel secondo centro eravamo fuori Italia, a Madrid, ed è andata meglio.

Come avete vissuto emotivamente il percorso?

Abbiamo deciso di farci aiutare con un percorso di psicoterapia nel momento in cui abbiamo pensato di fare un eterologa “completa” non eravamo pronti a quella scelta, era stato molto difficile già accettare che il figlio avesse solamente il mio lato biologico pensare che venisse tolto anche quello ci ha fatto pensare anche all’adozione, ma il pensiero di una gravidanza era importante per noi e forse oltre a questo non era un percorso che sentivamo di fare, cosi dopo aver rielaborato le nostre esperienze e fatto ordine tra i pensieri e le emozioni abbiamo fatto l’eterologa.

Come ci si rapporta con il sentimento dell’invidia?

Da questo punto di vista devo dire che per entrambi non c’è mai stata invidia, abbiamo molti parenti con figli piccoli e per noi stare con loro è stata una gioia, al posto dell’invidia c’èra la speranza.

Ne avete parlato sul lavoro, in famiglia e con gli amici?

Ne abbiamo parlato con le nostre famiglie, con gli amici e sul lavoro, ma solo le nostre famiglie sanno che la bambina è frutto dell’eterologa. Parlare di questo con la famiglia allargata e con gli amici non è stato fatto, abbiamo paura del giudizio su qualcosa che non è ancora accettato qui in Italia e soprattutto abbiamo timore per la bambina come sarà vista sapendo questo.

Racconterà a sua figlia come è stata concepita?

Non lo sappiamo da una parte ci piacerebbe ma dall’altra ci sono i timori su come potrebbe vivere questa nostra scelta e il fatto di non poter conoscere i genitori biologici, scherzando ci diciamo e le diciamo che ci somiglia molto fisicamente, ma non sappiamo quando sarà più grande se gliene parleremo.

Laura Toscano Sfondo Verde

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