Guardare notizie violente sui canali social può causare sintomi simili al disturbo post traumatico da stress. Uno studio ha scoperto che quasi un quarto delle persone che hanno seguito eventi come l’11 settembre e attentati sui social media ha avuto sintomi comuni al disturbo post traumatico. I ricercatori hanno scoperto che, più hanno assistito a questi eventi, maggiore è stata la sofferenza.

La conclusione arriva da uno studio su 189 persone presentato alla conferenza annuale della società psicoanalitica inglese, tenutasi a Liverpool. La dott.ssa Pam Ramsden presentando la ricerca ha detto:

Pam Ramsden

Gli effetti negativi dell’esposizione alla sofferenza di altre persone è stata da tempo riconosciuta come ruolo importante nelle professioni sanitarie. Diversi studi documentano le reazioni psicologiche negative nell’ esposizione indiretta nel seguire persone traumatizzate, questo processo viene chiamato traumatizzazione vicaria.

I social media hanno reso disponibili al pubblico storie violente e immagini con orribili dettagli inediti. Guardare questi eventi e sentire l’angoscia di coloro che li sperimentano può avere impatto sulla nostra quotidianità. In questo studio volevamo vedere se le persone avessero sperimentato durevoli effetti come stress e ansia e in alcuni casi un disturbo post traumatico, a seguito della vista di queste immagini.

Dr. Pam Ramsden

Le persone avevano sintomi da disturbi post traumatico nonostante non avessero avuto una reale esposizione al trauma nella loro vita.

È abbastanza preoccupante che quasi un quarto di coloro che hanno visto le immagini sono risultati con punteggi alti negli indicatori clinici del disturbo post traumatico. C’era inoltre un incremento del rischio per le persone con personalità estroversa.

Dr. Pam Ramsden

Che cos’è la traumatizzazione vicaria?

La traumatizzazione vicaria avviene quando si modificano in negativo gli schemi cognitivi. Inoltre si modifica anche il modo di vedere il proprio lavoro e la realtà. Tutto questo a seguito di una relazione d’aiuto in cui vengono interessati processi come l’empatia, l’immedesimazione e il coinvolgimento emotivo.

Alla base di questo processo, che interessa soprattutto le professioni d’aiuto, ma come si è evidenziato nella ricerca anche chi si espone alla sofferenza attraverso la televisione o i social, ci sono i neuroni specchio. Questi neuroni, scoperti per la prima volta da Rizzolati presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, entrano in azione quando entriamo in relazione con qualcuno e ci permettono di comprendere ciò che sta vivendo, fino a condividerne il tipo di natura e l’intensità.

I ricercatori hanno dimostrato che, quando osserviamo negli altri una manifestazione di dolore, si attiva lo stesso substrato neuronale collegato alla percezione in prima persona della stessa emozione. Le persone percepiscono la stessa emozione sia dal vivo che attraverso uno schermo.

Date queste premesse e visto l’aumento degli accessi ai social media e ad internet attraverso tablet e smartphones, è necessario fare sì che le persone siano consapevoli dei rischi nel visionare queste immagini e che sia disponibile un apposito sostegno per chi ne ha bisogno.

Laura Toscano Sfondo Verde

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