Spesso, coloro che si rivolgono al mio studio pongono domande come: “Come posso controllare i miei stati d’ansia, come gestirla?” o “Come calmare l’ansia?”. Tuttavia, per comprendere appieno come gestire l’ansia, è cruciale esaminare la radice della sofferenza. L’ansia agisce come un segnale d’allarme, un campanello che ci avvisa: “Attenzione, qualcosa non va”.

Cosa può fare la persona che sperimenta un forte malessere relativo all’ ansia? In questo articolo voglio proporre al lettore una prospettiva diversa rispetto al combattere l’ansia. In questo contesto, la persona che vive un profondo disagio legato all’ansia può intraprendere un percorso attivo di auto-esplorazione. Invece di percepire l’ansia come una malattia o un nemico da combattere, è possibile affrontarla con una mentalità più aperta.

La persona può occuparsi attivamente della propria ansia chiedendosi per esempio: “Cosa mi starà dicendo questo malessere? Come sto in questo momento della mia vita, al di là dell’ansia?”. Queste domande non sono sempre di facile risposta. Tuttavia rappresentano un primo modo per prendersi cura di sè e per vedere il sintomo come parte di sè e quindi utili per comprendere come affrontare l’ansia. 

La parola ansia, “Anxia” in latino, deriva dalla parola greca “Ango” che significa stringere, soffocare. In effetti la persona spesso riporta sensazioni di questo tipo, le approfondiremo meglio in un articolo che descrive i sintomi dell’ansia.

Ogni essere umano nel suo processo di vita incontra momenti di difficoltà. Se l’individuo si irrigidisce nella sua struttura, piuttosto che assecondare il cambiamento, favorisce l’insorgenza dei sintomi, tra cui l’ansia.

Affrontare l’ansia richiede un’osservazione attenta e la volontà di esplorare profondamente il proprio mondo interiore. Le domande iniziali potrebbero non avere risposte immediate, ma fungono da stimolo per un’auto-riflessione significativa. Questo processo permette di abbracciare l’ansia come parte integrante di sé, aprendo la strada per una comprensione più profonda e una gestione più efficace.

In sintesi, il nostro viaggio ci farà capire che gestire l’ansia non significa solo combatterla, ma anche accoglierla come una guida preziosa per il nostro benessere emotivo complessivo.

L’ansia è un sintomo

La parola sintomo evoca nei nostri pensieri una malattia. Per quesato motivo ha sempre un accezione negativa e viene collegata ad una malattia specifica a cui corrisponde una cura specifica. In campo medico, è semplice collegare la scomparsa del sintomo con il recupero della salute.

Se ho una miocardite c’è qualcosa che non va nel mio miocardio, quando sarà ripristinata una situazione normale, non sarò più malato. Si segue perciò un pensiero comune di stampo positivista che cerca una causa certa e che riconduce la salute all’assenza di malattia.

Ci tengo però a precisare che la complessità, anche in campo medico, viene sempre più considerata. Esistono delle prospettive mediche che si interrogano sul perché quella miocardite è comparsa in quel momento storico e in quella persona. La complessità ci aiuta a capire l’ansia come parte del nostro essere umano, un sistema unitario che non è diviso tra corpo e mente. Il nostro sintomo potrà cosi essere espressione simbolica da decodificare in una realtà complessa.

Contestualizzare il disturbo d’ansia

Possiamo capire come gestire l’ansia e vederla. Per farlo occorre allargare la visuale anche come un prodotto legato al contesto in cui viviamo: ritmi serrati, richieste di alte prestazioni, individualismo. Oltre alle caratteristiche del soggetto va considerata anche la dimensione culturale in cui è inserito il soggetto. Infatti altre culture hanno altri modi di ammalarsi e di manifestare il malessere e nel passato i modi di ammalarsi erano diversi perché riflettevano un contesto differente.

Sebbene il disturbo d’ansia sia considerata la patologia del nuovo millennio in realtà era già presente sin dai tempi più antichi in forme diverse. I Filosofi greci furono i primi a mettere insieme ragionamenti ed evidenze per cercare di capire le malattie. Ippocrate per esempio studiò un uomo con una fobia e lo descrisse come un disturbo fisico. I latini tra cui Seneca e Cicerone proseguirono provando a cogliere degli stratagemmi per curare l’ansia. 

Melanconia

La teoria di riferimento per molto tempo fu quella umorale. La parola ansia non era usata, si usava melanconia per descrivere un disturbo legato a un disequilibrio dei quattro fluidi corporei: sangue, bile nera, bile gialla e catarro. L’equilibrio dei fluidi corporei, era influenzato da fattori come il clima, l’età, i cambiamenti, la stagionalità, lo sforzo mentale e le abitudini alimentari. Inoltre la costituzione umorale di una persona si riferiva al temperamento.

Quindi, una persona potrebbe essere ansiosa se ha troppa bile nera o se la sua bile nera è sensibile al caldo o al freddo. A partire dal 1800 vengono studiate anche forme di ansia non legate ad una fobia come avveniva in passato.

L’ansia inizia così ad essere studiata per le sue caratteristiche. Prima di Freud, l’ansia era considerata una reazione a una minaccia interna.

Freud ha cambiato questa concezione. Ha differenziato l’ansia dalla paura legata a un oggetto. Il suo contributo è stato di grande aiuto per capire come gestire l’ansia.

Esercizi anti ansia: come calmare l’ansia: il percorso terapeutico

Il disturbo d’ansia si manifesta quando ci si trova in una fase di incertezza. Si sente che ciò che si è fatto finora non è abbastanza. Non si riesce a immaginare nuovi modi di vivere.

Se vuoi capire come riconoscere l’ansia, devi guardare ai sintomi come segnali di disagio e possibilità di cambiamento. Dopo averli riconosciuti, è importante considerarli e accoglierli.

Per gestire l’ansia e calmarsi, è necessario passare da ciò che si era prima a ciò che si sarà. Questo vale anche in termini psicoanalitici per comprendere il panico e l’angoscia e ritrovare la serenità. Nella terapia, l’obiettivo è aiutare il paziente a trovare la propria strada, imparando a gestire l’ansia con esercizi per ansia, invece di cercare di tornare al passato. lo psicologo potrà quindi suggerire le tecniche anti ansia e le tecniche per gestire ansia.

Come gestire l’ansia: il percorso verso il cambiamento

All’inizio ci prenderemo del tempo per conoscersi e capire come sta la persona. Ripercorreremo la sua storia passata e attuale e cercheremo di capire perché si sente male. Chiedere il suo pensiero è molto importante perché così possiamo iniziare subito una terapia attiva per lui/lei.

Il terapeuta aiuta il soggetto a cambiare durante le sedute, ascoltando le sue esperienze di ansia e malessere e facendo domande e riflessioni per stimolarlo. Questo supporto avrà lo scopo di comprendere come controllare l’ansia e di trovare soluzioni per capire come sconfiggere l’ansia.

Laura Toscano Sfondo Verde

Info e prenotazioni

Se pensi di soffrire di ansia e vuoi aiuto da uno psicologo, contattami. Troveremo insieme una soluzione.

3476805018 Prenota un consulto

    Primo contatto

    Parlami di te