Che cos’è la rabbia?

La rabbia rappresenta un’emozione, più precisamente un’emozione primaria, sperimentata in tutte le culture insieme alla tristezza, alla gioia, alla paura, al disgusto e alla sorpresa. Il soggetto vive uno stato emotivo di rabbia. In questo stato attribuire un pensiero di minaccia o un’azione di minaccia reale motiva una risposta di contrasto, fuga o attacco. Per comprendere come calmare la rabbia, è necessario riconoscere che gli individui che la sperimentano faticano a identificarla. Questo perché la rabbia viene associata erroneamente all’aggressività e c’è quindi la tendenza a considerarsi “cattivi”.

Il termine rabbia viene spesso confuso con l’aggressività, anche se se le due parole rimandano a concetti differenti. La rabbia è un’emozione ed esprime il forte malessere che l’individuo sente, l’aggressività è la messa in atto della rabbia attraverso comportamenti e/o azioni e andando ancora di più nello specifico la violenza rappresenta la forma più distruttiva della rabbia.

Come calmare la rabbia repressa

Molte persone cercano di controllare la propria rabbia, a volte reprimendola. Ogni soggetto ha però il bisogno di esprimerla con una modalità autentica e di trovare una modalità adatta per poterlo fare, questo però non è sempre possibile e la rabbia viene mostrata attraverso l’aggressività diretta o attraverso modalità passivo – aggressive.

La rabbia non può essere definita come un’emozione unica, esistono tanti tipi di rabbia; una rabbia conscia o inconscia, una rabbia passiva o attiva. A rendere la rabbia minacciosa per sé stessi e per gli altri è l’innesco impulsivo (che spesso precede il pensiero) e l’intensità. Tuttavia la rabbia non è sempre inadeguata, questa emozione calata in una relazione può essere considerata adeguata se considera l’altro e la consensualità con l’altro. Ci sono coppie, per esempio, che manifestano la rabbia con toni molto accesi, ma sempre consensuali, paritari. Questo è il loro modo di esprimere come stanno ed è adeguato per loro.

Ad ognuno la propria rabbia, si potrebbe dire. Queste coppie sono spesso partite da un lavoro personale di comprensione di sé stessi rispetto a questa emozione. Per questo motivo occorre capire come calmare la rabbia, osservare le proprie reazioni quando ci si arrabbia è un punto di partenza per conoscersi e iniziare ad acquisire consapevolezza su questo aspetto. “Cosa facciamo quando siamo arrabbiati?” “Ne parliamo con l’altra persona mostrandoci infastiditi? Ci allontaniamo dalla relazione? Facciamo sport? Facciamo finta che non siamo arrabbiati?”.

Il controllo della rabbia

La rabbia è meno mentalizzata e pensata rispetto ad altre emozioni ed è una risposta ad una frustrazione che spesso viene sentita come invasiva. Il soggetto sente una minaccia a cui rispondere subito. Tuttavia l’altra persona non riesce a riconoscere la minaccia ed è qui che si crea la difficoltà nella relazione. Per raggiungere il controllo della rabbia repressa nelle relazioni e per poter esprimere e calmare la rabbia dobbiamo comprendere come reagiamo. Inoltre occorre anche fare un passo in più chiedendoci di che cosa ci parla questa rabbia. “Nella nostra storia è stato possibile esprimere la rabbia quando eravamo piccoli? E le persone intorno a noi come la esprimevano? “.

La rabbia è un’ emozione utile, pensiamo alla rabbia come distruttiva, ma la rabbia è in realtà istruttiva. Cosa la rende distruttiva o istruttiva è ciò che facciamo con la nostra rabbia. E ciò che noi facciamo con lei dipende da quanta consapevolezza abbiamo su quest’emozione, la psicoterapia in questo ci può aiutare.

Come superare la rabbia verso una persona: una vignetta clinica

Nel mio lavoro clinico mi capitano spesso terapie in cui le persone mi chiedono come calmare la rabbia e nello specifico come controllare la rabbia con una persona in particolare. Spesso sono fidanzate, mariti, colleghe di lavoro.

Qualche anno fa mi chiese una consulenza psicologica la signora A. una signora che lavorava in un’azienda. Mi chiese di vederci perchè con la collega presente in azienda era diventato difficile lavorare. Non riusciva più a parlare con lei, ogni occasione era buona per fare battute sgradevoli. Quando A. provava a parlare di quello che stava succedendo la collega si arrabbiava.

A. viveva il lavoro come un incubo, ma non poteva e voleva cambiare lavoro, aveva quindi chiesto aiuto per capire cosa stesse succedendo. Fin dai primi colloqui era emerso come A. mettesse in atto dei comportamenti passivo-aggressivi verso la collega di cui non aveva consapevolezza. Per esempio sapendo che la collega era freddolosa lasciava la finestra aperta in inverno. In altre occasioni, sapendo che la collega ci teneva molto alle scadenze per i lavori che dovevano fare insieme, era spesso in ritardo, mentre per quelli che faceva in autonomia non era mai in ritardo.

A. esprimeva la propria rabbia usando una modalità indiretta, perchè quella era la modalità che conosceva per mostrare che qualcosa non le piaceva. La collega sentiva la minaccia e le rispondeva con una modalità diretta. Il lavoro con A. si è incentrato, anche, su questo tema nel prendere sempre più consapevolezza di questa modalità nelle relazioni, dopo aver approfondito il rapporto con la collega, A. ha “scoperto” questa modalità anche nella relazione con il marito, abbiamo quindi riflettuto insieme su quanto fosse difficile per lei parlare dei suoi bisogni.

Depressione e rabbia

Da un punto di vista Psicoanalitico la depressione è spesso correlata alla rabbia interiorizzata. Nelle persone depresse spesso la rabbia è diretta verso se stessi e le proprie risorse, negli ultimi anni molti studi hanno messo in relazione la rabbia interiorizzata e la depressione scoprendo che esiste una correlazione e che la rabbia spesso maschera una depressione; la rabbia è il sintomo che ci parla del malessere depressivo.

Un ulteriore studio (Ou and Hall, 2018) ha approfondito se questa correlazione fosse presente anche nella depressione post-partum, una forma di depressione che interesse le donne a partire dalle prime settimane dopo la gravidanza, lo studio è risultato positivo riscontrando la rabbia come emozione presente.

È probabile che il senso di vergogna, l’apatia, l’anedonia, il senso di impotenza possano essere viste come il risultato di un lavoro che dura anni (che va in senso contrario rispetto a calmare la rabbia) effettuato dalla persona depressa nei confronti di se stessa, un lavoro di giudizio negativo, di rimuginio, e di rabbia diretta verso se stessi.