Convivere con una persona ansiosa

Se in una famiglia un componente sta male questo desta la preoccupazione degli altri famigliari, il ruolo del caregiver parola inglese che indica “Prendersi cura”, nell’ansia come in altre situazioni di malessere è un ruolo delicato, il ruolo di caregiver in famiglia è un ruolo che spesso non è riconosciuto e avviene in modo informale. La figura che si preoccupa di come aiutare una persona ansiosa di un famigliare o di un amico può andare incontro a burnout

E’ normale che ci siano molti dubbi e interrogativi, per esempio non diamo per scontato la presenza di emozioni discordanti il desiderio di aiutarlo/a ma anche la rabbia per esempio rispetto a quello che è successo, in alcune persone potrebbe attivarsi il desiderio di accudimento a prescindere da tutto.

Anche se può sembrare paradossale, per comprendere come aiutare una persona ansiosa che vive accanto a noi, è importante chiedersi: “ Come mi fa stare questo? “ Quali risorse sento che posso mettere in campo?” 

Come gestire una persona ansiosa

Le persone ansiose possono reagire chiudendosi oppure ricercando l’aiuto costante dell’altra persona, questo tipo di reazione in entrambi i casi nascerà dal funzionamento della persona alle prese con l’ansia come modalità per esprimere la sua sofferenza, ma anche dal tipo di relazione che si creerà con le persone che entreranno in relazione con lui/lei. Siamo anche noi presenti come parti attive in quello che sta succedendo, il nostro modo di vivere il malessere dell’altro influenzerà l’altro che a sua volta influenzerà noi.

Alcune delle persone che vivono con un compagno o familiare ansioso e che chiedono un aiuto psicologico mi chiedono cosa dire ad una persona ansiosa e  vogliono comprendere come si comporta una persona ansiosa, non c’è una risposta univoca a questi interrogativi, perché i modi per stare accanto ad una persona dipendono dal funzionamento di quella persona, da come si sente e da come ci si sente ; la parola che ci può aiutare è “Consapevolezza” con consapevolezza intendo potersi sentire liberi nell’ascoltare le emozioni in gioco in quel momento, perché possono cambiare nei giorni, settimane e anni.

Comprendere il  malessere

E’ importante andare oltre al sintomo dell’ansia, per provare a farsi un’idea di quello che è successo, “Cosa è successo secondo voi? “Ci sono state malattie, eventi traumatici, cambiamenti?” Se è difficile rispondere a queste domande potete farle all’altra persona, possono essere uno stimolo di riflessione. A volte le persone parlano con difficoltà del proprio malessere perché è difficile metterlo in parola, in questo caso l’aiuto di un terapeuta può servire anche a questo.

Il Caregiver può, se se la sente, stare accanto alla persona, con la sua presenza anche silenziosa per ascoltare i dubbi e pensieri dell’altro. Ed è la presenza una parte che può essere di grande aiuto  (presenza non solo oggettiva nello sbrigare situazioni) “ Ti sono accanto, non posso aiutarti, ma ti sono vicino” non è qualcosa di molto diverso da quello che fornisce il terapeuta soprattutto nei primi incontri quando è difficile mettere in parola le emozioni. 

Per alcuni famigliari accettare il non posso aiutarti sarà difficile da pensare, sopratutto per chi è abituato ad intervenire e magari ne ha fatto la sua modalità di agire quando ci sono problemi in famiglia o sul lavoro.

La vignetta clinica

Sonia da quando è morta la mamma soffre d’ansia, ha difficoltà ad andare al lavoro perché sente una sensazione di soffocamento appena esce di case ed ha poco desiderio di uscire o vedere persone. Sonia vive con il marito Nicola e la figlia Giulia di 10 anni. Ricevo la chiamata di aiuto da Nicola, preoccupato perché la situazione non migliora. La mamma è mancata da 2 anni ed è preoccupato per la moglie e per possibili ripercussioni sulla bambina. Dopo un primo colloquio in cui parlo con entrambi propongo un percorso di coppia, Sonia non vuole iniziare un percorso individuale propongo un percorso di coppia che potrebbe aiutarli a capire meglio il funzionamento di entrambi e come affrontare questo momento, sono d’accordo entrambi.

Nicola mi racconta di essere molto affranto ha provato in più modi ad aiutare Sonia, senza riuscirci. Ha provato a parlarle, a farla uscire, ad essere più premuroso, più deciso, ma non è servito. Nel processo terapeutico Sonia per prendere in mano la sua vita ha dovuto affrontare cosa significava per lei la morte di sua mamma, cosa significava provare ad aprirsi ad un altra persona nella sofferenza. Nicola ha invece accettato che ci sono sofferenze che non sono sue, e che anche se difficile è importante rispettarle e rispettare i tempi e le strategie messe in atto dall’altra persona, si è inoltre interrogato sulla sua modalità di intervenire sulla sofferenza, basata sull’agire.

Laura Toscano Sfondo Verde

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Se vuoi aiutare un famigliare che soffre di disturbi d’ansia oppure tu stesso vuoi ricevere una consulenza per curare l’ansia, chiamami o scrivimi, capiremo insieme cosa possiamo fare.

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