Kahlil Gibran

Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto, ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.

Khalil Gibran

Che cos’è la felicità?

Argyle (1987), uno dei più importanti teorici sul tema considera la felicità rappresentata da un senso generale di appagamento complessivo che può essere poi scomposto in termini di appagamento in aree specifiche quali ad esempio il matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l’ autorealizzazione e la salute.

Che cos’è la felicità? E che cos’è l’infelicità che ci porta dire “Sono infelice della mia vita”?

La felicità è un emozione di base, la teoria delle emozioni illustra l’esistenza di emozioni innate, queste emozioni vengono definite primarie, perchè universali e trasversali nelle culture, la rabbia, la paura, la felicità, la tristezza, la sorpresa e il disgusto (Ekman, 1992) sono queste le emozioni primarie. L’essere umano è alla ricerca di quel senso di appagamento descritto da Argyle, ne parlava anche Freud in “Il disagio della civiltà” (1930) affrontando il tema della felicità si focalizzava sul tentativo dell’ essere umano di evitare la sofferenza e di raggiungere una quota di piacere possibile.

Felicità e Neuroscienze

È importante dedicare a questo punto una parte di questo discorso alla comprensione dei meccanismi cerebrali associati al piacere, presenti nel cervello umano come di altri mammiferi, all’interno di questi circuiti c’è un neurotrasmettitore che costituisce la fonte principale dei segnali di piacere provati dall’organismo: la dopamina, le ricerche scientifiche ci dicono che i circuiti neurali coinvolti nel piacere derivanti dalla soddisfazione dei bisogni primari come la sessualità si sovrappongono a quelli coinvolti nel piacere sperimentato nella soddisfazione dei piaceri secondari come l’arte o la beneficenza.

L’illusione della felicità

Il circuito del piacere è un sistema complesso, la felicità è connessa a questa dimensione sia da un punto di vista biologico che psicologico.

Gli esseri umani sono spesso alla ricerca di questa sensazione, anche se è altrettanto difficile capire cosa potrebbe farci felici. In un corto di qualche anno fa, Steve Cutts ci parlava di questo tema attraverso un mondo irreale di topolini: uomini rappresentati come topi impegnati in una corsa disperata alla ricerca della felicità che sembrava vicina ma sempre irraggiungibile.

Continua ricerca della felicità illusoria o disperazione questi sono i due poli presentati nel corto, dobbiamo davvero stare solamente su questi due poli?

Felicità o serenità?

“Non sono felice, non sprizzo felicità, ma non sono neanche triste, sono sereno”. Nella ricerca continua del piacere, a volte dimentichiamo che la felicità come tutte le emozioni è transitoria, qualcosa che possiamo sentire in alcuni momenti della nostra esistenza ma che non può essere presente sempre nella nostra vita. Con serenità intendiamo uno stato emotivo con la presenza di sensazioni piacevoli ma non piacere assoluto. Se volessimo utilizzare una metafora potremmo pensare ad una camminata in montagna è difficile pensare di stare sempre in cima, una camminata è caratterizzata da molteplici aspetti: il pensare alla gita, la fase della salita, le pause lunghe il percorso, la difficoltà, la salita e la discesa. La serenità potrebbe essere presente in più parti di questo percorso, la felicità assoluta in cima.

La serenità è una condizione interiore che viene percepita come un equilibrio che ci permette di condurre una vita con soddisfazioni, la serenità può essere il trampolino di lancio per la felicità, spesso chi si trova in una situazione di sofferenza non si trova a proprio agio con la serenità e non sa come comportarsi, è paradossale, la tanto cercata serenità è difficile da vivere quando si presenta.

Sì può perseguire la serenità attraverso un lavoro di consapevolezza personale che di per sé può avvenire anche nel vivere, nel corso degli anni. La psicoterapia può essere utile per comprendere meglio e affrontare come mai per esempio si persegue una continua felicità illusoria oppure per affrontare i nodi nella nostra esperienza che fatichiamo a vedere.

Stare nel grigio. Provare a stare nel mezzo

In psicoterapia mi capita spesso di lavorare sullo stare nel grigio, cosa significa? Poter prendere in considerazione la possibilità di stare nel mezzo, accettare i grigi della vita, il dolore che le situazioni a volte non vanno nella direzione in cui vorremmo, ci sono momenti in cui si può poter dire; “ Sono infelice” , poter vedere quello che succede non solo come bello o brutto ma con più sfumature.

Pensare all’alternarsi delle sensazioni di serenità e felicità ma anche di tristezza, difficoltà, delusione ci può aiutare per accogliere le emozioni e il periodo che le caratterizza.

Da un punto di vista psicoanalitico stare nel mezzo significa questo; evitare la negazione e la scissione per favorire la tolleranza verso noi stessi e verso quello che ci succede.